Il caso di Uber, popolarissimo all’estero, ma in Italia da sempre osteggiato: le ultime notizie parlano molto chiaro.
Uber, la piattaforma che offre un’alternativa ai tradizionali taxi, consente agli utenti di prenotare corse tramite un’app, mettendo in contatto i passeggeri con i conducenti di auto private, anziché con i professionisti del settore, ha una storia davvero complicata con l’Italia. Fondata nel 2009 a San Francisco da Travis Kalanick e Garrett Camp, Uber ha rapidamente guadagnato popolarità, espandendosi in Europa nel 2011.
Il servizio è arrivato in Italia nel 2013 attraverso “Uber Pop”, che offriva corse a prezzi più bassi rispetto ai taxi, ma il tutto è durato una manciata di anni. Nel 2015, infatti, il servizio è stato dichiarato illegale in Italia per concorrenza sleale, e Uber ha continuato a operare solo con “Uber Black”, un servizio di NCC di lusso. Di questi giorni, la notizia della multa a un autista Uber nella città di Bari.
La situazione è esplosa quando la polizia locale ha multato un autista di una vettura a noleggio con conducente (NCC), il quale aveva accettato una prenotazione attraverso Uber. La multa ricevuta dall’autista è di 173 euro, con l’accusa di aver violato diverse normative. In particolare, non aveva il necessario foglio di servizio e non era partito da una rimessa autorizzata, come invece è richiesto per i veicoli NCC.
Non solo: la prenotazione attraverso l’app Uber è vietata, in quanto non è consentita alcuna forma di intermediazione nel settore dei trasporti privati. L’episodio ha scatenato le preoccupazioni dei tassisti, che da tempo denunciano l’irregolarità e la concorrenza sleale delle vetture NCC che operano sotto l’egida di Uber.
Sono diverse le ragioni dei tassisti: questi, infatti, sono costretti a seguire un insieme di regole ben precise: sono obbligati a partire da stazioni autorizzate e a rispettare il tariffario fissato dalla legge, per garantire un servizio trasparente e regolato. Al contrario, gli autisti Uber e NCC spesso non sono soggetti agli stessi vincoli e si parla di distorsione del mercato.
Secondo i tassisti, Uber potrebbe essere utilizzato come una sorta di “scorciatoia” per aggirare i regolamenti in vigore. A loro avviso, questa modalità di trasporto potrebbe comportare una riduzione della qualità e della sicurezza del servizio offerto agli utenti, dato che i veicoli non sempre sono sottoposti agli stessi controlli periodici richiesti per i taxi.
Si parla poi di concorrenza sleale, in quanto i tassisti si trovano a dover affrontare un mercato in cui altri attori, non vincolati dalle stesse normative, possono offrire tariffe più basse. Insomma, la situazione non è di semplice soluzione e sta alle istituzioni locali e nazionali rispondere a queste problematiche, stabilendo regole più chiare e precise che possano equilibrare il mercato tra taxi e altre forme di trasporto privato.
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